
fonte: La Piazza Web del 05/10/2026 (https://www.lapiazzaweb.it/news/attualita/792665/sanita-veneta-popolari-per-il-veneto-sulle-liste-dattesa-basta-nascondere-i-ritardi-dietro-i-pre-appuntamenti.html)
Le liste d’attesa restano al centro del dibattito sulla sanità veneta. A riaccendere la polemica sono i Popolari per il Veneto, che puntano il dito contro la gestione delle agende e, in particolare, contro il sistema dei cosiddetti “pre-appuntamenti”.
Secondo il movimento, in alcuni casi la richiesta del paziente viene presa in carico senza però indicare una data precisa per la visita o l’esame. Una situazione che, sostengono i Popolari, rischierebbe di rendere meno leggibili i dati ufficiali sui tempi di attesa.
«Sospendere una visita non cancella il bisogno di cura», affermano, accusando il sistema di produrre un «maquillage statistico». Il problema, secondo la loro denuncia, non sarebbe soltanto numerico: senza una data certa, il cittadino resta infatti senza una risposta concreta.
A farne maggiormente le spese sarebbero le famiglie economicamente più fragili. Chi può permetterselo, osservano i Popolari per il Veneto, può ricorrere alla sanità privata o all’intramoenia. Chi invece non ha le stesse possibilità rischia di rinunciare alla prevenzione e alle cure.
Il movimento chiede quindi alla Regione maggiore trasparenza sui dati, con la pubblicazione anche delle impegnative che si trovano in stato di “pre-appuntamento” o in attesa della riapertura delle agende.
Tra le richieste c’è anche lo stop alle agende sospese, con l’obiettivo di garantire al paziente una presa in carico effettiva e tempi più chiari già dal momento della prenotazione.
Infine, i Popolari chiedono un piano straordinario per il personale sanitario, indicando nella carenza di medici, infermieri e tecnici una delle principali cause strutturali dei ritardi.
«La sanità pubblica non è una partita di bilancio da far quadrare nascondendo le criticità dietro alchimie informatiche», concludono i Popolari per il Veneto, chiedendo alla Giunta regionale e all’assessorato alla Sanità un cambio di passo.

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